Nicolò Chetta, un grande poeta e scrittore Italiano di origine Arbereshe

Galleria del Quadro – San Marzano (TA)

Sicuramente il Cognome Chetta è tra i più importanti nel nostro territorio (jonico salentino).

Nicolò Chetta, un grande poeta e scrittore Italiano di origine Arbereshe

 

Sicuramente il Cognome Chetta è tra i più importanti nel nostro territorio (jonico salentino). Oltre ad essere una Famiglia di antichi commercianti, come: Eupremio Chetta, vissuto a Fragagnano alla fine dell'800 (detto Premio di Nella), e i suoi quattro figli maschi, Giuseppe, Pietro, Antonio e Vito (tutti defunti). Molti di loro hanno figli e nipoti tra i Comuni di San Marzano e Fragagnano, come Mino Chetta direttore Artistico della Galleria San Marzano. Uno dei Chetta più famosi della storia Italiana rimane il grande poeta e scrittore Nicolò Chetta, nome originale Nicolle Keta (non è certo se sia imparentato con i Chetta della provincia jonica). Chi era il poeta Nicolò? nato a Contessa Entellina il 31 luglio 1741, a 11 anni fu ammesso al Seminario greco-albanese di Palermo ed il 2 maggio 1766 fu consacrato sacerdote di rito bizantino-greco nel Pontificio Collegio Greco “S. Atanasio” di Roma. Dopo aver ricoperto per qualche anno l’incarico di cappellano sacramentale nella parrocchia di rito bizantino a Contessa, fu chiamato ad assumere la carica di vice-rettore del seminario greco-albanese di Palermo. Tornò dopo qualche anno per motivi familiari a Contessa, dove si dedicò agli studi etnografici, storici e teologici. Dal 1777 fu Rettore del Seminario greco-albanese di Palermo, di cui diventò benefattore, costruendo a sue spese il terzo piano della sede del seminario medesimo. Con la sua vasta cultura diede un contributo significativo all’attività religiosa del Seminario, dedicando particolare cura alla formazione dei seminaristi, finalizzata al recupero, al ripristino e all’osservanza della autentica tradizione liturgica bizantina.

Le sue opere principali sono:

- Vocabolario italo-albanese, che comprende circa 5000 vocaboli

- Etimologico della lingua albanese

- Tesoro di notizie su dei Macedoni

- La creazione del mondo

- La dottrina cristiana

- Composizioni poetiche varie di carattere religioso o didascalico.

Molti sono i personaggi storici Italiani d'origine Arbereshe come: Francesco Crispi politico, Antonio Gramsci politico, Anna Oxa cantante, Robert De Niro attore Americano, Jhon Beloushi cantante dei Blues Brothers e per concludere il poeta, teologo, storico e scrittore Niccolò Chetta. 

Tratto da "La nostra storia"

Leggi: San Marzano (Taranto) "Capitale Italiana Arbereshe"

2 Responses to Nicolò Chetta, un grande poeta e scrittore Italiano di origine Arbereshe

  1. Monica 17 giugno 2011 at 00:15

    Robert De Niro non è di origine arbereshe. Nella famosa intervista alla Canalis, De Niro dice “in Italia ci sono Italiani di origine albanese”, non dice “i miei avi sono di origine albanese”. Ascoltate meglio l’intervista. E poi il cognome Chetta non è solo diffuso tra gli arbereshe, ma anche nella Grecia Salentina, dove molto probabilmente è un cognome di origine greca. Tra gli arbereshe ci sono tanti cognomi di origine greca e tanti cognomi italiani non riconducibili a un origine albanese, se non per assonanza. In pochi lo dicono, ma nei paesi albanofoni (arbereshe), insieme alla popolazione arbereshe di origine albanese, da generazioni convivono anche famiglie di origine italiana, con il tempo integrate anche linguisticamente con il territorio albofono ma che non hanno mai fatto parte dell’etnia albanese. Eccezzion fatta ovviamente per gli italiani che parlano arbereshe e si sono poi sposati con arbereshe, e viceversa. Ma in questo caso, si tratta di arbereshe solo per linea paterna o per linea materna.

  2. Demetrio 24 novembre 2011 at 00:43

    “gli idiomi parlati da tali minoranze linguistiche non sono riconducibili alla lingua italiana o ai dialetti italoromanzi perché essi, come nel caso degli arbëreshë (italo-albanesi: da qui in poi dicasi solo arbëreshë), i Valser, i Grecanici, hanno antiche origini riconducibili all’esterno del territorio nazionale italiano;

    gli idiomi parlati dalle minoranze storiche citate all’articolo 2 della n. 482 del 1999) sono di forma arcaica, quindi diverse dal codice linguistico attuale in uso nei territori d’origine: l’arbëreshë, per esempio, che non si è evoluto con l’insieme delle altre forme linguistiche regionali extranazionali a lui collegate;

    la lingua arbëreshë, che erroneamente, e creando confusioni, nella legge n. 482 del 1999 viene citata come «albanese», differisce dall’albanese d’Albania nelle preposizioni, nei gruppi consonantici, nelle desinenze, nella forma piena dei verbi, nel tempo dei verbi, nella fonetica, e in altro. Va dunque precisato che, l’erronea dicitura «albanese» crea confusioni nell’individuazione della lingua oggetto di tutela;

    gli idiomi citati alla n. 482 del 1999, per la loro arcaicità, nelle odierne lingue nazionali extranazionali non possono trovare la loro presupposta lingua madre, ma in loro, trovare affinità come varianti linguistiche regionali extranazionali;

    facendo il caso dell’arbëreshë, esso non può trovare la sua ipotetica lingua madre nell’albanese d’Albania ma, insieme ad esso, può essere iscritto in una famiglia linguistica più ampia comprendenti altre varianti linguistiche regionali extranazionali: queste lingue, l’arbëreshë, l’albanese d’Albania ed altre forme della stessa lingua parlate in Kosovo, Grecia e Macedonia, possono trovare il loro sostrato più antico, e quindi la loro ipotetica lingua madre, nello scomparso illiro o tracio-illiro: così come insegnato da due insigni linguisti, Ferdinand de Saussure in «Corso di linguistica generate» e da Merritt Ruhlen in «L’origine delle lingue», le lingue possono trovare il loro precursore in un sostrato più antico a loro e mai in qualcosa a loro posteriore. Ora, l’albanese arcaico parlato in Italia, per la sua antichità, non può trovare nel recente ed artificiale albanese standard d’Albania codificato solo nel 1953 la sua lingua madre, ma solo essere messo in relazione ad esso come ad un’altra variante linguistica regionale;

    i parlanti gli idiomi riferiti alle minoranze linguistiche citate alla legge n. 482 del 1999 per gli sconvolgimenti geopolitici avvenuti negli ultimi secoli, non possono più riferirsi ad un odierno territorio d’origine che possa essere definito come loro madrepatria: è il caso degli arbëreshë (italo-albanesi da secoli stanziati in Italia), che in maggior parte sono provenienti dai territori originari della Ciameria, della Morea, dell’Epiro e del Peloponneso. Questi nominati territori sono attualmente parte integrante della Grecia, ergo, gli italo-albanesi non possono riconoscersi nella limitata regione dell’attuale Albania come nella loro madrepatria”

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong> <font color="" face="" size=""> <span style="">

PUB_BIRRERIA_CASTELLO_ORIA

Il Pub Birreria "Il Castello" è situato nel cuore del centro storico di Oria, in piazza D. Albanese n. 9, nei pressi di Palazzo Martini, di Palazzo Vescovile, della Basilica Cattedrale e del Castello di Oria.
Divertimento, allegria, gustose specialità, ottima birra.
     Le serate, con musica dal vivo, a tema, o letterarie, sono tutte all'insegna della deliziosa cucina e dell’ottima birra di tantissime marche, tra le più ricercate e apprezzate.
     È raggiungibile a piedi da piazza Manfredi, percorrendo corso Roma, e da piazza Lama, corso Umberto I, seguendo i cartelli segnaletici per i monumenti di interesse storico-turistico del Palazzo Vescovile, di Palazzo Martini, della Basilica Cattedrale e del Castello di Oria.
     Le auto possono trovare parcheggio nei dintorni di piazza Manfredi o di piazza Lama, oppure, salendo su per corso Umberto I, via Piave, piazza Giustino De Jacobis (Ufficio Postale), oppure da corso Umberto I, via Kalefati, via Renato Lombardi, piazzale Cattedrale.