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ACLI Città di Brindisi

Vertenza Brindisi - Umanizzare l'economia a Brindisi, in Italia e nel Mondo

Martedì 8 novembre 2011, ore 17.00, Sala delle conferenze c/o Museo Provinciale "F. Ribezzi", Piazza Duomo, Brindisi.

Vertenza Brindisi - Umanizzare l'economia a Brindisi, in Italia e nel Mondo

PROGRAMMA

Presentazione:

Lettura del documento delle Associazioni sui problemi e aspettative della nostra comunità

Relazione:

Ferdinando SPINA

Università del Salento

Contributi programmati:

Vitantonio GIOIA

Direttore del Dipartimento di scienze sociali e della comunicazione Università del Salento

Michela ALMIENTO

Segretario Confederale CGIL Brindisi

Ferdinando BOERO

Docente di Zoologia Università del Salento

Sergio BOTRUGNO

Presidente Coldiretti Brindisi

Riflessioni di

Padre Alex ZANOTELLI

 

 

Abbiamo promosso questo incontro per riproporre l'assunto che ha caratterizzato

il pensiero e l'impegno delle nostre associazioni in questi anni e cioè per affermare,

come si desume dal tema col quale ci siamo convocati, che Brindisi e il territorio

provinciale vogliono voltare pagina per costruire il proprio futuro e che lo vogliono

fare dando impulso al cammino già intrapreso verso un’economia rinnovata che

abbia per obiettivi fondamentali la tutela e la promozione del lavoro e della salute.

Vogliamo perciò aprire con rinnovata forza una vera e propria "Vertenza

Brindisi" nella consapevolezza che le origini dei "mali" della nostra città vanno

ricercate non solo in una tormentata storia che per lunghi tratti ha visto la nostra

terra utilizzata per fini estranei agli interessi della sua gente ma anche, più di

recente, nelle scelte sbagliate della classe politica locale che solo negli ultimi anni

ha, anche a livello istituzionale, avviato con fatica una fase positiva di cambiamento

che ora rischia di essere vanificata da poteri e interessi che puntano a spostare

indietro l'orologio della storia locale per sbarrare la strada ad ogni innovazione. Ma

questi "mali" si riconnettono anche, in via indiretta ma non meno incidente, a

concezioni della politica economica gravemente lesive dell'interesse collettivo e dei

diritti fondamentali delle persone che, con l'esplosione della grave crisi tuttora in

atto, hanno segnato il loro fallimento con grave pregiudizio del nostro paese e

specialmente dei ceti sociali più deboli. Politiche, quelle nazionali, che si sono

largamente ispirate a quell’iperliberismo senza limiti e senza confini che ha prodotto

nell'intero pianeta le ingiustizie e i disastri ambientali che sono sotto gli occhi di tutti.

L'economia va umanizzata: lo abbiamo scritto nel tema dell'incontro perché le

nostre associazioni sono impegnate a lavorare in questa direzione operando

localmente ma guardando alla situazione generale del nostro paese e del mondo.

L'impegno delle nostre associazioni è di dare impulso al cammino intrapreso

verso una economia locale rinnovata che abbia per obiettivi fondamentali la tutela e

la promozione del lavoro e della salute: due diritti fondamentali e “inviolabili” che

costituiscono il contenuto essenziale del primario diritto alla vita. Solo una cultura di

retaggio barbarico può mettere, come purtroppo è accaduto, i cittadini e i lavoratori

di fronte all’alternativa falsa e ricattatoria di scegliere uno di questi due diritti

sacrificando l’altro. La nostra comunità vuole progettare il proprio futuro in forza dei

poteri che la Costituzione e le leggi attribuiscono alle Amministrazioni locali: il diritto

cioè di decidere l’assetto e l’utilizzazione del territorio, i connotati del modello

economico e la tutela dell’ambiente. Una autonomia che consenta alle nostre

Amministrazioni di operare una incisiva innovazione dell’economia locale. Una

autonomia che rischia di essere ulteriormente mortificata dalle "manovre"

economiche-finanziarie con le quali il Governo sta pesantemente tagliando i

finanziamenti agli enti locali condannandoli all'impotenza sul versante sociale.

Riproponiamo perciò l’esigenza che Brindisi si dia un assetto economico più

vivibile e diverso da quello largamente fondato sui grandi insediamenti industriali.

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