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25-12-2009

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Ascanio Kurkumelis - NEW SHAPES

NUOVE FORME. Recensione di Domenico Russo


Recensione di Domenico Russo alla mostra fotografica "Nuove Forme" (NEW SHAPES) di Ascanio Kurkumelis inaugurata il 20 dicembre 2009, presso l'Ateliertrentaquattro - Borgo Felino, 34 - Parma
Album Fotografico

Video - Allestimento della Mostra

Video dell'Album Nuove Forme

Tra i rovi e i massi enormi, un nuovo sentiero è battuto. Piccolo e deciso. Ascanio Kurkumelis scala in alto con passo sicuro sostenuto dalla conoscenza della storia dell’arte, per questo il tragitto è chiaro e determinato. Il presente è tracciato, il futuro è accennato. Il passato indiscutibile. La curiosità è tanta.
Quarti di macchine, case dirupate, televisioni post-apocalittiche segnalano una notevole imbibizione di realtà, che scoppiando ha trasformato questi reperti del presente in testimonianze per i fratelli e per i figli. Promemoria degli errori della vacuità post-pop e capitalista che la nostra società vive. I contemporanei non si vedono o al massimo sono solo accennati in ombre o riflessi, ma la loro presenza è data dagli scarti prodotti dai loro gesti, segni e reperti di un’abbondanza ormai disgustosa, delineanti il traguardo raggiunto dal progresso. Anche Kurkumelis non può scappare dalla società che le nuove forme esaminano, ne è intrappolato, come testimonia la sua immagine riflessa nella tv (Tv spazzatura).
Ma la sua presenza tra di noi è di conforto. È occhio chirurgico.
Questi elementi fotografati, hanno già compiuto il loro scopo, sono monumenti di se stessi e del valore che l’uomo ha dato loro in passato. Ora, i quarti di macchina, la casa distrutta, la tv spazzatura non sono altro che oggetti inutili, che decontestualizzati si innalzano a monumenti o addirittura trofei, non di vittorie, ma di comportamenti reiterati.
Alcune forme sembrano chiare, perfette, geometriche come le finestre del grattacielo inglese in “Rovine riflesse”. Rigore e schematismo imperano nell’architettura, ma questa struttura si fa mezzo rappresentativo di quelle apparentemente simili alle sue, e come un bianco e nero del miglior cinema di Ozu, il bianco e nero di queste fotografie coglie nella realtà la concretezza nascosta, cosicché le nuove forme,  de-formate si rivelano da un mezzo che non è mai diretto, come non lo è il nostro occhio. Un gioco di doppia realtà si esprime trapassando dal vaglio di Kurkumelis, rivelando i 4 palazzi nel loro essere di gomma. E il 5, dove il nostro sguardo è costretto, che forma ha nel riflesso sugli altri?
Qualcosa di bianco appare. Reminescenze di favole. Non è finzione è un cavallo bianco che popola un giardino. Qui una natura negata, ma mai estinta, si ripresenta tra resti di vita umana, segnalati da strisce di vetri rotti che contendono, coi raggi solari, lucenti proprietà, ma niente hanno del caldo e del benefico. Così la natura, col suo solitario animale, rivela lame affilate e ancora candide. Resti consegnati dal degrado umano per il dolore del prossimo.
K immortala una realtà sfaccettata, anche ambigua come la serie dei collage, dove il reale è fittizio in partenza, già prima che lo scatto sancisca il fermo. È qui, dove la fotografia diventa fermo immagine di qualcosa di effimero, d’inesistente. Assemblaggi nati e morti col solo scopo di continuare a vivere, per consegnare risposte e soprattutto giuste domande. In questa serie, corpi smembrati e ricreati prima dell’intervento fotografico, danno vita a nuove immagini, nuove forme. Sono i modelli migliori per coreografare le pubblicità patinate dell’ipotetica rivista: “Società oggi”. Queste figure sono una realtà inesistente, pensata, cercata, creata e finita, che vive nella sua riproposizione fotografica. È il gesto che in questa serie permette a K di dare sfogo alle sue sensazioni. Con i collage, ma anche con Quarti di macchina, la decontestualizzazione diventa perfetta.
“Vuoto in anteprima”, opera con geometrismi nascosti (più evidenti in altre), mette in evidenza la  sua sensibilità, aprendo lo sguardo all’orizzonte e al vuoto. Ci invita a fermarci, a respirare, a interrompere la nostra forsennata corsa sull’asfalto. Ci invita a sostare e riflettere. Le tre sedie sono al di là del guardrail, oltre il costruito deteriorabile. Si ritagliano una fetta di natura proponendo l’aria e l’orizzonte come unico spazio non colonizzabile, come unico luogo dove la memoria e il sentimento trovano accoglienza. Senza lamiere arrugginite, senza tv spazzatura, senza dimore fatiscenti. È un invito alla purezza perduta.
L’augurio che cresce guardando queste opere, è quello di vedere nuovamente quelle sedie fotografate, ma con qualcuno che le occupa.
Domenico Russo - Ascanio KurkumelisDa vecchie realtà le nuove forme si creano in linee sottili. Kurkumelis crea, nel senso pieno del termine. I suoi materiali sono gli oggetti del mondo, con nuova collocazione e con nuovo valore. Sono strumenti solidi e spesso arrugginiti, ma nell’obiettivo di K diventano materia plasmabile e nuova. Nuova forma per nuove vie non ancora battute.
Recensione di Domenico Russo



Note Biografiche di Ascanio Kurkumelis
Per almeno due mesi l'anno lo si può trovare a Cefalonia la sua seconda casa, o forse la prima, comunque un luogo a cui anche queste opere devono tanto. é stato in quest'isola che si è tenuta la sua prima mostra, la scorsa estate, in una galleria che t'invita ad entrare: Volente Voltera, sotto il castello veneziano di San Giorgio, disegni e fotografie. Un segno grafico a matita, il bianco e nero del disegno della luce. Ventiquattro anni, laureato in Storia dell'arte, tesi sul periodo informale del fotografo Nino Migliori, ormai un amico da cui assorbire preziosi consigli. La formazione universitaria si colloca all'interno di un percorso in cui fin da bambino la fascinazione per la fotografia è stata vitale immersione: le foto di famiglia riviste e cercate nelle scatole, le sue prime macchine, le mostre frequentate anche fuori dai confini nazionali. Naturalmente nulla nasce dal caso, la madre pittrice, Rosangela Zingaro, lo studio frequentato fin da bambino, indispensabile pedagogia dell'immagine. Lo scarto decisivo però, quello che lo ha spinto verso l'apparecchio fotografico e lo ha fatto approdare a queste sale, a queste immagini, si può collocare negli ultimi due anni. Anni in cui il lavoro si è fatto corpo ragionato, formazione, impronta stabile. L'ultima estate, prima a Cambridge, poi a Cefalonia, per proseguire in una dimensione di ritagli domestici. Un ultimo percorso, spazio scelto, corpi da rivista fotografati appiccicati a terra, mutilazioni volontarie.

... quasi un'archeologia da giornale, reperti cercati, selezionati, alcuni scartati in favore di altri, corpi mutilati per crearne uno solo: instabile, ebbro, poco sicuro di sé. L'unico fissaggio possibile rimane la fotografia, l'ultimo atto che rende solido un terremoto di carne. Uno sfondo bianco, asettico, come devono essere le camere operatorie.
Andrea Tinterri

I contemporanei non si vedono o sono solo accennati in ombre e riflessi, ma la loro presenza è percepita negli scarti prodotti dai loro gesti, segni e reperti di un'abbondanza
ormai disgustosa, che delineano il limite raggiunto e superato dal "progresso".
Domenico Russo

NEW SHAPES
You can find him almost two months of the year on the Island of Cephalonia, Greece. His second, maybe first home - a place in which these photos owe a lot to. Last summer, this is where he had his first exhibition, in an inviting gallery: 'Volente Voltera', just below the castle of St. George. The exhibition included a selection of drawings and photographs. Ascanio Kurkumelis, twenty-four years of age, with a BA in Contemporary Arts, and a degree thesis about the informal period of the photographer Nino Migliori, with whom he is now a friend and has absorbed precious advice from, since a child he was keen on photography. Going through the family's photos Ascanio found in boxes, obtaining his first camera, the exhibitions visited very often on his travels abroad, all made an important impact in his choices. But, naturally nothing is by chance. Having a mother, Rosangela Zingaro a painter, significally inspired him to take on this path - as when a child had frequently visited her studio many times and gave him a positive feeling. However, the real decision which carries him to the camera and to these rooms, to these images, had just taken place in the last two years, where his work has assumed a stable and mature form.
After last summer, where he spent most of it in England, Cambridge and in Greece, Cephalonia, he continued his works up until his photo-collages of newspaper's bodies.


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