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12-02-2007
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San Valentino - Poesia in vernacolo di Attilio Mingolla - Dedicata a tutti gli innamorati

Attilio Mingolla

Autore di "Cosi Nuestri"

Santu Valintinu

Santu Valintinu
festa ti ‘nnamurati,
elettu pi patrinu
ti zit’e di nzurati,

è questa la sciurnata
ti armonia fistosa
e no va rricurdata
‘nna stizza o n’atra cosa,

pircé è n’occasioni
ti tregua coniugali
no di cuntestazzioni
ma sulu ti rricali!

Prumess’e giuramenti
si sprecunu stu giurnu,
carezz’e complimenti
si fannu pi cunturnu;

mariti cu mugghieri,
comu tò angioletti,

si scordunu ca ieri
si fecira dispetti,

la zita cu lu zitu,
ca stavunu ncrugnati,
pi mezzu ti stu ritu
mò ‘onnu ngià ‘mpaciati.

Com’animi gimelli
st’amanti fistiggiati,
si scangiunu giuielli
magari ‘ndibbitati;

vistiti, anieddi t’oru,
profumi, rosi, baci,
pircé sta festa loru
l’è fattu fari paci;

filici so st’amanti
sia sposi o fidanzati
e ‘ncunu commercianti
li baffi s’è liccati.


Attilio MingollaAttilio Mingolla è nato in Oria (BR) il I° novembre 1921, da un noto artigiano del luogo, organista delle chiese del paese. Dotato di una splendida voce, egli sin da bambino fu iniziato al canto dal padre. Nel gennaio 1940 partì per il servizio militare di leva e fu destinato al 3° Reggimento Granatieri di Sardegna, con sede a Viterbo; successivamente fu inviato al fronte, in Africa settentrionale, in forza al 4° Battaglione Anticarro della Divisione Ariete, il famoso N.E.C (Nucleo Esplorante Corazzato).
Dopo la conquista di Tobruk, a pochi chilometri da Sollum, ai confini con l'Egitto, la mattina del 23 giugno 1942 venne colpito da schegge di mortaio. Rimasto a terra gravemente ferito, fu travolto da un autoblinda australiano, che gli procurò fratture multiple al bacino. Fu ricoverato nell'ospedale militare di Tobruk. Lottò tra la vita e la morte per diversi giorni e, quando fu nelle condizioni di essere trasportato, fu trasferito all'ospedale "Celio" di Roma, dove rimase per ben cinque mesi.
Nel luglio del 1947, dopo varie vicissitudini, fu assunto all'Arsenale della Marina Militare di Taranto e utilizzato presso i magazzini foranei di Oria.
Nel febbraio del 1948 si unì in matrimonio con Nina Mazza, una ragazza del luogo, dalla quale ha avuto tre figli.
Le difficoltà economiche e il desiderio di assicurare alla famiglia una vita dignitosa e ai figli la possibilità di frequentare gli studi, lo spinsero ad utilizzare la sua passione per il canto: fu possibile ascoltare la sua bella voce nelle chiese di Oria e degli altri Comuni della diocesi, ove egli cantò a matrimoni e funerali, oppure in feste e ricevimenti. Da pensionato, avendo maggiore disponibilità di tempo e stimolato dall'amore per il paese natio e per la lingua materna, nonché dal desiderio di divertirsi e far divertire, ha cominciato a scrivere versi in vernacolo, producendo oltre duecento composizioni di vario genere, racchiuse in un libro “Cosi Nuestri”, la cui Iª Edizione risale al 2000 e la seconda, finita di stampare nel 2006 a cura del Rione Judea,  è stata presentata in pubblico la sera del I° febbraio 2007 nel cineteatro di Oria “Gassman”, grazie all’impegno profuso da un Comitato composto da varie associazioni. Ancora oggi, quantunque ultra ottuagenario e sempre più condizionato dal fisico minato dagli anni e dalle malattie conseguenti alle ferite di guerra, pur privo della naturale autonomia e costretto a vivere in casa su una sedia a rotelle, conserva integra la sua passione per la poesia e negli ultimi tempi ha pure cominciato a cimentarsi con qualche composizione in lingua nazionale.

Li omniscienti

Ci faciti riflessioni
alli politicanti,
so comu Salumoni
sapienti tutti cuanti!

Mancu ci nascunu mparati:
ci li Ministri fannu
ddo vennu ‘ncaricati,
la cumpitenza annu!
 
‘Nna fiata all’Istruzioni
poi alla Sanitati,
sontu  comu ‘nnu trumboni
pi ffà tanta sunati;

poi passunu allu Tisoru
all’Internu o alli Finanzi,
all’Esturu o allu  Lavoru
comu ballett’e danzi.

Ddo cangiunu cumpitenza
sontu sempri priparati,
li limiti a ‘sta scienza
pi cuiddi so scunfinati!

Sapunu ogni prufissioni,
‘mparunu ogni mistieri
pi ffà ‘nnu pantaloni
nci voli nnu barbieri?

Sapiti la prima doti
ti cuisti capisciuni?
Sannu ntissì li froti
pi ffà sparì migliuni.

L’età ti penziunatu
pi unu ti cuisti no ‘rria mai
e di gran priviliggiatu
fign’a novantanni stai,

e l’elettori fessi
prutestunu tuttu l’annu,
e poi a cuiddi stessi
lu vot’arretu tannu.

Ci si dimostra scioccu:
sti furbi piscicani?
O è nnu povuru loccu,
cuddu ca li conferma ddani?

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