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19-03-2007
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Oria

Per accostarsi alla Santità di "Barsanofio" - Patrono della Città di Oria

San Barsanofio

Cenni biografici - antologia degli scritti - preghiere - di S. E. Mons. Marcello Semeraro

Per accostarsi alla "Santità" di "Barsanufio", Carpe diem Oria.it vi propone la lettura di questa antologia di brani ricavati dall'Epistolario e curata da S. E. Mons. Marcello Semeraro. Pubblicata da Italgrafica Edizioni srl nel mese di agosto del 2003.
Con il permesso del rev.do parroco della Basilica Cattedrale Don Angelo Altavilla.
Buona lettura!
Dr. Fedelfranco Russo.
Per ulteriori approfondimenti si consiglia di leggere: Presentazione del libro di Pino Malva su Barsanofio di Gaza.

"Rumina le mie lettere e sarai salvato, perché in esse, se comprendi, tu hai l'Antico e il Nuovo Testamento e meditando su di esse non hai bisogno di altro libro" (Lettera 49).

PRESENTAZIONE
Di san Barsanofio (come lo chiamiamo qui in Oria, oppure Barsanufio, come è più corretto pronunciare e sempre si trova nelle edizioni degli scritti e negli studi scientifici che lo riguardano), io conoscevo ben poco sino al luglio 1998. Chiamato al ministero episcopale in questa Chiesa oritana ho iniziato a familiarizzare con lui, leggendo e meditando sempre più spesso i suoi scritti e cercando di assimilare giorno dopo giorno il suo insegnamento. È nata così questa agile pubblicazione, che ha come corpo centrale un'antologia - neppure molto abbondante, ma di sicuro utile come primo accostamento - di brani ricavati dall'Epistolario. Una raccolta, questa, che in buona edizione e in lingua italiana è già disponibile sin dal 1991, ma che ora è possibile accostare integralmente tramite la monumentale edizione inserita nella prestigiosa serie di Sources Chrétiennes.
A proposito di quest'edizione, nel maggio dello scorso anno ebbi la gioia d'ospitare in Oria sebbene per pochissimo tempo, la sig.ra Paula de Angelis-Noah che per essa ha curato, insieme con il benedettino François Neyt, l'introduzione, il testo critico e le note, essendone traduttore dal greco il p. Lucien Regnault, monaco di Solesmes. Una prima idea per la presente raccolta venne appunto da quell'incontro e dall'avere, successivamente, avuto a disposizione i tre volumi in cinque torni della Corrispondence di Barsanufio e Giovanni di Gaza. Si aggiunse poi il desiderio di mettere a disposizione dei fedeli alcuni brani significativi, tali da aiutarli e incoraggiarli nella Conoscenza del nostro Santo.
Considerando la vita e gli insegnamenti dei santi, insegna il Concilio Vaticano II, oltre a sentirci incoraggiati a "cercare la città futura" noi apprendiamo "una via sicurissima" per giungere alla perfetta unione con Cristo, cioè alla santità, sapendo che "in loro è Dio stesso che ci parla e ci offre un segno del suo regno" (Lumen Gentium, 50). Nessuno stupore, dunque, se in una Lettera al suo discepolo Giovanni di Beerscheba si trova, dettata da Barsanufio, questa frase: "Rumina le mie lettere e sarai salvato, perché in esse, se comprendi, tu hai l'Antico e il Nuovo Testamento e meditando su di esse non hai bisogno di altro libro" (Lettera 49). Più di recente, poi, il Direttorio su pietà popolare e liturgia pubblicato nel 2002 dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti avverte, riguardo alla festa del Santo, che essa "richiede altresì una corretta presentazione della figura del Santo. Secondo un sano indirizzo della nostra epoca, tale presentazione si soffermerà non tanto sugli elementi leggendari che talora avvolgono la vita del Santo né sul suo potere taumaturgico, quanto sul valore della sua personalità cristiana, sulla grandezza della sua santità e l'efficacia della testimonianza evangelica, sul carisma personale con cui arricchì la vita della Chiesa" (n. 231).
Ecco brevemente richiamate le ragioni di questa antologia. La numerazione delle Lettere e il loro testo tradotto seguono la già ricordata edizione di Sources Chrétiennes. I brani antologici, cui ho voluto premettere un breve titolo indicativo, sono proposti secondo la successione dei brani nell'intero epistolario con una essenziale nota esplicativa. Ho preferito inserire nel testo le citazioni e i riferimenti biblici. Per quanto possano arrecare un lieve disturbo alla lettura corrente, aiutano a rilevare immediatamente la radicale dipendenza dell'insegnamento spirituale di san Barsanufio dalla Parola di Dio. Ho voluto, infine, distinguere i brani un po' più ampi da altri testi più brevi, da una composizione al modo delle "beatitudini" e da alcune formule di benedizione. C'è, infine, con formule di preghiera a san Barsanufio, la riproposta di antichi formulari liturgici in uso nella Chiesa di Oria. È bene che essi non siano dimenticati e che, anzi, siano ripresi nella preghiera che i fedeli rivolgono al loro santo Patrono.
Oria, 25 luglio 2003, festa dell'apostolo Giacomo
V anniversario della mia elezione all'episcopato nella Chiesa di Oria
Marcello Semeraro
CENNI BIOGRAFICI
L'esistenza terrena di san Barsanufio di Gaza, monaco di origine egiziana, si colloca nel contesto geografico e spirituale del deserto della Palestina, ove egli visse in perfetta solitudine, facendo della propria esistenza terrena uno spazio abitato dal silenzio, nella lotta spirituale e nella preghiera, per la ricerca della pura contemplazione di Dio. "Fu nella sua cella - come scrisse di lui il santo monaco athonita Nicodemo Agiorita (1749-1809) - che raccolse e gustò il dolcissimo miele dell'esichia. S'impose una penitenza così rigorosa da trovare consolazione soltanto nelle lacrime... Poteva dimenticarsi di mangiare, di bere, di vestirsi poiché il suo nutrimento, la sua bevanda, la sua veste erano il Santo Spirito... Dopo avere purificato il cuore da tutte le passioni, fu ritenuto degno di divenire il tempio e l'abitazione del Santo Spirito... Oltre all'umiltà, gli fu concessa la più grande tra le virtù, il discernimento... Al discernimento si aggiunse il dono di vedere e scrutare le ragioni misteriose e spirituali degli esseri sensibili ed intellegibili. Poi ricevette il dono di conoscere le cose lontane come se fossero presenti, il dono di profezia, il dono di leggere nei cuori, di conoscere i pensieri...".
Barsanufio, in effetti, non si sottrasse a quanti domandavano il suo consiglio. Egli fu certamente uomo di silenzio e di solitudine, al punto da indurre qualcuno persino a dubitare della sua esistenza: un dubbio che egli fugò in una forma evangelicamente simbolica, ossia lavando i piedi dei monaci (Cf. Lettera 125). La solitudine di Barsanufio, però, era gravida di un profondo desiderio di comunione. Egli non soltanto rispondeva ai suoi interlocutori, ma prendeva a cuore ogni loro problema, ansia, desiderio, fatica, impegno... Proprio da questa sua intensa opera di paternità e di direzione spirituale ebbero origine le sue Lettere, pubblicate per un totale di 850 insieme con quelle del suo compagno e discepolo Giovanni di Gaza, detto "il Profeta".
Analogamente alla tradizione degli apoftegmi, anche queste lettere ci sono state trasmesse raggruppate a seconda dei destinatari. Quanto ad ampiezza, esse spaziano da testi alquanto brevi, ad altri più elaborati in risposta a diverse domande, a vere e proprie ampie lettere didattiche. Di queste ultime è autore specialmente Barsanufio. Egli, in ogni caso, non scriveva direttamente, bensì dettava le sue risposte e i suoi insegnamenti all'abate Seridos, il quale trascriveva con esattezza tutto ciò che ascoltava.
Da tutte le Lettere traspare, insieme con un'intensa spiritualità e una perfetta assimilazione della Scrittura, una sapiente pedagogia per la crescita dell'uomo interiore. Ciò che, però, risalta immediatamente agli occhi del lettore è la costante presenza dei testi biblici. Si potrebbe dire che le parole della Sacra Scrittura sono i fili d'oro con i quali Barsanufio intesse la sua tela. È stato detto al riguardo che Barsanufio quasi passeggia nel paradiso delle Scritture e raccoglie ogni volta i fiori e le erbe curative che possono confortare e guarire i suoi figli spirituali nelle diverse loro situazioni corporali e spirituali. Più a fondo della materiale quantità dei testi biblici, però, e ultima giustificazione della loro diffusa presenza c'è il primato assoluto della Parola di Dio nella vita di Barsanufio. C'è qui un punto determinante del suo magistero spirituale.
Dalle stesse Lettere è possibile desumere alcuni, benché scarni, elementi biografici. Fra questi, c'è l'origine egiziana di Barsanufio, avendo il copto come lingua madre (Cf. Lettera 55), e 1'avere un fratello, il quale viveva nel mondo ed era anziano egli stesso (Cf. Lettera 348). L'epistolario ci permette di conoscere pure alcuni aspetti molto personali della sua ascesi e della sua faticosa maturazione spirituale. Scrive, ad esempio: "Credetemi, fratelli, la vanagloria mi ha dominato... Durante la mia giovinezza sono stato violentemente tentato dal demone della lussuria e faticavo molto nella mia lotta contro tali pensieri. Io però, gli resistevo e non acconsentivo ad essi..." (Lettera 74.258). In qualche altra lettera egli rammenta pure di essere stato più volte ammalato, senza per questo, però, tralasciare il lavoro manuale. Tra i padri del deserto Barsanufio è indicato come il "grande Anziano". La sua morte, avvenuta in tarda età, è normalmente collocata al 540.
Fra gli storici antichi, Evagrio lo Scolastico dedicò a Barsanufio un capitolo della sua "Storia Ecclesiastica", scritta attorno al 593, ossia pochi decenni dopo la morte del santo asceta. La sua popolarità fu grande. L'immagine di san Barsanufio, come attestano Teodoro Studita e l'anonima prefazione del XV secolo alle opere spirituali dell'abate Doroteo, era riprodotta sulle nappe d'altare della "Grande Chiesa", ossia di Santa Sofia in Costantinopoli, insieme con quella dei santi Antonio, Efrem e altri. La venerazione di san Barsanufio in Costantinopoli dopo il X secolo è peraltro attestata dalla presenza del suo nome in alcuni manoscritti liturgici, che indicano il 6 febbraio (19 febbraio, secondo il nostro calendario "gregoriano") quale giorno per la sua festa.
Il "Martirologio Romano", invece, assegna la commemorazione di san Barsanufio all'11 aprile e nell'ultima edizione tipica del 2001 gli riserba le seguenti espressioni: Apud Gazam in Palaestina, sancti Barsanuphii, anachoretae, qui, aegyptius genere, singulari contemplationis virtute praeditus fuit et integritate vitae eximius.
Nella medesima data dell'11 aprile anche la Chiesa di Oria ha sempre celebrato, sino ad epoca recente, la festività del Patrono della Città e dell'intera Diocesi.
Essa, difatti, si vanta, unica fra tutte, di conservare le reliquie di san Barsanufio. Vi furono trasportate nella metà del IX secolo, quand'era vescovo Teodosio, personalità di grande prestigio - che godette la stima dei papi Adriano III e Stefano V - e uomo notevole per dottrina, capacità di governo e santità della vita. Egli, secondo la tradizione oritana, le accolse e le collocò in una chiesa, edificata presso una delle antiche porte della Città, quae Hebraica nuncupatur.
Nell'originaria struttura è ancora oggi ben visibile un architrave monolitico recante l'epigrafe: + Theodosius episcopus corpus s(an)c(t)i Barsanofii condidit et dedicabit. Su quel sacello, poi, reimpiegando nelle murature alcuni frammenti dell'edificio teodosiano, fu eretta nel secolo XVI una chiesa, dalla fine del secolo XVIII denominata di san Francesco di Paola.
La presenza dei resti di san Barsanufio intanto, era caduta in oblio, non da ultimo per le vicissitudini storiche della Città, ripetutamente distrutta e riedificata. Furono ritrovati, come narrano le tradizioni locali, da un sacerdote oritano in seguito ad una visione nel 1170, all'epoca del vescovo Lupone. Trasferite nella Cattedrale, quelle reliquie vi sono amorevolmente conservate e devotamente venerate. La loro duplice traslazione è ancora oggi solennemente ricordata dalla Chiesa di Oria il giorno 30 agosto. Il 20 febbraio, invece, essa annualmente ricorda l'efficace patrocinio di san Barsanufio.
ANTOLOGIA
Come comportarsi con i fratelli1
Tu lo sai, fratello: se uno non sopporta gli insulti non vede la gloria e chi non elimina la sua bile
non gusta la dolcezza. Tu sei indaffarato fra tante persone e molti problemi, ma è proprio così che sei messo alla prova e purificato col fuoco. È l'oro, però, che ha bisogno di essere provato col fuoco (Cf. IPt 1,7). Tu, dunque, pondera ogni cosa secondo timore di Dio e non per spirito di parte (Cf. Fil 2,3). Sforzati di evitare l'ira e impegnati ad essere d'esempio per tutti. Non giudicare né condannare nessuno, ma richiama gli altri con animo sinceramente fraterno.
Ama di più quelli che ti mettono alla prova, poiché anch'io spesso ho amato quelli che mi facevano soffrire. A rifletterci bene, infatti, sono proprio tali persone quelle che ci fanno progredire. Sii obbediente e umile ed esigilo da te stesso ogni giorno. Quando, poi, dovesse accaderti di dovere dare degli ordini a qualcuno, esamina la tua intenzione e se è tale da produrre turbamento, anche se ti paresse utile, nascondila sotto la lingua ricordandoti di colui che dice: A che serve per l'uomo guadagnare il mondo intero, ma perde la sua anima? (Mt 16,26).
Impara questo, fratello: ogni pensiero nel quale non predomini la quiete dell'umiltà non è secondo Dio, ma è manifestamente giustizia traviata. Il Signore nostro, infatti, viene nella calma. Tutto ciò, invece, che è dell'avversario porta con sé l'agitazione e il turbamento della collera. Anche se queste cose paiono rivestite della veste dell'agnello, sappi che dentro sono lupi rapaci (Mt 7,15). Lo si riconosce dal turbamento che provocano, poiché è detto che li riconoscerete dai loro frutti (Mt 7,16). Iddio dia a noi tutti la chiaroveggenza per non lasciarci traviare. Per lui, infatti, tutto è nudo e scoperto (Eb 4,13).
Tu, dunque, cerca di condurre a buon fine quello che intraprendi (Cf. Sal 1,3), avendo sempre davanti agli occhi il timore di Dio e ringraziandolo.
A lui è la gloria, l'onore, la forza e la potenza nei secoli. Amen.
1Il testo proviene dalla Lettera 21, appartenente a un primo gruppo di 54 lettere, tutte indirizzate a Giovanni di Beerscheba, igumeno di una comunità monastica nei pressi di Gaza. Nel dargli delle indicazioni su come relazionarsi con gli altri monaci ed essere loro da guida, Barsanufio richiama alcuni temi a lui cari, come la sopportazione delle avversità, a imitazione di Cristo (Cf. Fil 2,8). Al centro della lettera appare la virtù dell'umiltà come disposizione fondamentale per accostarsi agli altri nella carità.Incoraggiamento a fidarsi di Cristo2
Perché, fratello, il tuo cuore si è così reso molle da farti abbandonare l'Amato e farti correre dietro al nemico? Tu hai abbandonato la voce del Pastore, Cristo, per seguire il lupo (Cf. Gv 10,3-12), ossia il diavolo.
Che cosa hai sofferto? Che cosa hai sopportato? Che sono queste grida, annoverate dall'Apostolo fra i cattivi propositi, quando dice: Ogni grido, ogni bestemmia, scatto d'ira sia lontano da voi insieme ad ogni malizia (Ef 4,31)? Tu non hai sofferto nulla di superiore alle tue forze, poiché l'Apostolo afferma: Fedele è Dio, egli non permetterà che siamo tentati oltre le nostre forze, ecc. (1Cor 10,13).
Risvegliati da questo turbamento di cattivi pensieri. Prendi il bastone della croce, con il quale puoi respingere i lupi, cioè i demoni. Ricordati di pregare così: Perché sei afflitta, anima mia e perché mi turbi? Spera in Dio, poiché a lui renderò grazie, salvezza del mio volto e mio Dio (Sl 41, 6.12). Dice l'Apostolo: In tutto rendete grazie (1 Ts 5,18) ed è chiaro che intende pure nelle necessità e nelle tribolazioni (2Cor 6,4), nelle malattie e nel sollievo.
Afferrati, dunque, a Dio ed egli rimarrà con te e ti darà forza nel suo nome.
A lui la gloria nei secoli.
2Anche la Lettera 45, da cui è ricavato questo brano, è indirizza ta a Giovanni di Beerscheba. Barsanufio gli ricorda di fidarsi, nella tentazione, della presenza sollecita di Cristo, buon Pastore, e lo esorta ad afferrarsi a Dio e a prendere forza dal "bastone" della Croce.La potenza guaritrice di Cristo3
Ora è il tempo favorevole (2Cor 6,2) per cantare la parola dell'evangelo: Non i sani hanno bisogno del medico, ma i malati (Lc 5,31).
Se chi è malato va dal medico, bisogna che osservi quanto dal medico gli è prescritto, secondo colui che dice: Bisogna che chi si accosta a Dio creda che egli esiste ed è rimuneratore per coloro che lo cercano (Eb 11,6). Poiché è fedele lui che dice: Darò ad essi il centuplo, nel secolo presente, e nel futuro la vita eterna (Mc 10,30). Pertanto, coloro che si accostano al nostro grande medico, sono da lui illuminati, ed egli li guarisce da tutte le loro malattie spirituali.
Badiamo a non vantarci dicendo che siamo fedeli, se invece siamo in condizione di essere giudicati come ipocriti e infedeli. Da ciò, infatti, che appare di noi si manifesta la fede che non appare e che abita nei recessi del cuore.
Se crediamo al Salvatore, che dice: li avvenga secondo la tua fede (Mt 9,29), che egli dica anche ora a quell'anima che abita nel nostro corpo: Fatti coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvato (Mt 9,22).
3Il passo qui riportato è tratto della Lettera 59, indirizzata a un certo Eutimio, anziano abate che viveva in solitudine. È richiamato il mistero della salvezza operata da Cristo medico, salute dei corpi e salvezza delle anime. Alla sua energia sanante l'uomo si apre unica mente con la fede. Il tema, come si vedrà anche dai brani successivi, è ricorrente nelle Lettere di san Barsanufio.
Le medicine per la guarigione spirituale4
Fratello: chiunque va dal medico e non agisce in modo esattamente conforme alle sue prescrizioni, non può essere liberato dalla sua malattia. Quando, perciò, tu dici di volere altre cure e altre medicine, io mi meraviglio che la tua Carità non rifletta l'universale sapienza del nostro grande medico, com'essa abbia tagliato i pretesti d'ogni uomo che va cercando delle scuse. Infatti, avendo aperto tutti i suoi libri di medicina a chiunque li vuole leggere per ottenere la salvezza, ha dimostrato che non abbiamo scusanti.
Se il nostro grande e celeste medico ci ha dato le medicine e gli impasti curativi, in che cosa si trova la causa della nostra rovina, se non nella debolezza della nostra volontà?
Prima di tutto, infatti, egli ci ha dato l'umiltà, che elimina ogni superbia ed ogni esaltazione che si innalza contro la conoscenza (2Cor 10,5) della gloria del Figlio di Dio; poi, l'obbedienza che spegne tutti i dardi infuocati del nemico (Ef 6,16); ci ha dato pure di tagliare la volontà, in ogni cosa, a favore del prossimo. E ciò genera l'imperturbabilità del cuore, un'espressione del viso più luminosa e sorridente, la sicurezza dello sguardo.
Il cataplasma grande, però, che egli ci ha dato che abbraccia tutte le membra e che cura ogni malattia e ogni ferita (Mt 4,23) è l'amore, quello come il suo. Egli infatti si è fatto nostro modello. È detto: Ha umiliato se stesso divenuto obbediente, non solo, ma obbediente fino alla morte (Fil 2,8). E avendo dato la sua vita per noi, egli ci ha istruito dicendo: Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato e in questo conosceranno che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri (Gv 13,34-35).
4La Lettera 61, che contiene il brano riportato, appartiene al gruppo di lettere indirizzate al monaco Eutimio, il quale domandava egli stesso, in forma di preghiera, come essere guariti da Gesù, medico delle anime ferite. Tra i medicinali insieme con l'umiltà e l'obbedienza è indicato pure il "taglio della volontà". L'espressione tagliare la volontà vuol dire, insieme con la rinuncia a desideri e progetti umani, il processo di continua conformazione, a imitazione di Gesù, alla volontà del Padre (Cf. Gv 4,34).La forza risanatrice della Croce5
Se non vuoi zoppicare, prendi il bastone della Croce, tieni bene strette le tue mani su di esso, muori e non zoppicherai più. Chi è morto, infatti, non zoppica più. [ Se tu desideri entrare in un ospizio dove trovare sollievo, perché come colui che scendeva da Gerico ti sei imbattuto nei briganti e sei stato ferito (Cf. Lc 10,30- 34), ma trovi i cani che t'impediscono di entrarvi avendo il bastone della Croce non hai bisogno che vi sia il portinaio a scacciare quelle bestie.
Con questo bastone tu potrai scacciare non solo i cagnolini, ma anche il re delle fiere, il leone ruggente (Cf. 1Pt 5,8). Giacobbe diceva: Nel mio bastone ho attraversato il fiume (Gn 32,10); e c'è pure scritto che appoggiandosi alla sua estremità egli adorò (Cf. Gn 47,31). Fu col bastone che anche Mosè operò prodigi (Cf. Es 4,17). Colui, dunque, che è inchiodato al bastone della Croce, è liberato completamente dal flusso maleodorante d'ogni piaga purulenta. Infatti chi è morto, muore al peccato.
E qual è, dopo queste cose, la speranza che attendiamo, se non la risurrezione del terzo giorno? A chi è crocifisso, infatti, basta risorgere insieme con Gesù.
5Anche questo passo è ripreso dalla Lettera 61. La croce del Signore è assimilata a un "bastone" cui appoggiarsi e da cui attingere forza. Nel linguaggio simbolico sono ricordati il bastone di Giacobbe e quello di Mosè. Appoggiarsi al bastone della Croce significa in definitiva partecipare alla morte di Cristo per risorgere insieme con Lui. Le parole poste tra [ sono desunte dalla lettera di Eutimio a Barsanufio e inserite per una migliore comprensione del testo.

La guarigione nei sacramenti dell'Iniziazione Cristiana6
David ha profetato dicendo: Puzzolenti e marce sono le mie piaghe. Come mai? A causa della mia stoltezza (Sl 37,6). La stoltezza, dunque, è come un deposito di tutti i mali. La stoltezza, infatti, ha generato la disobbedienza e la disobbedienza ha causato la ferita. E dopo la ferita, la stessa stoltezza ha partorito la negligenza e la negligenza ha operato la putrefazione e il cattivo odore e la miserabile carne si è riempita di vermi e si è corrotta.
Così corrotta, essa è stata gettata nel mare, è divenuta cibo del grande pesce e ha dimorato nelle sue viscere fino a quando non è giunto il verme celeste che, inchiodato all'amo della croce, fu calato nel ventre del grande pesce e ne fece risalire attraverso la sua bocca il cibo che aveva ingoiato insieme sue viscere. E presa la carne la unse con olio, la purificò nell'acqua e la bruciò col fuoco. È detto infatti: Egli battezzerà in Spirito Santo e fuoco (Mt 3,11).
E la nutrì con pane, la rallegrò con vino, la condì con sale e le tolse ogni traccia di corruzione. Inoltre aggiunse la senape che caccia ogni corruzione, serra le narici del dragone perché non possa più sentirne nemmeno l'odore e gli confonde la vista perché non possa vedere la perfezione della sua umiltà.
Sapendo, dunque, tutte queste cose, realizziamo in noi la sua parola: Se il sale perde il sapore, con che cosa sarà salato? (Mt 5,13).
6Il testo offerto alla riflessione appartiene alla Lettera 62, anch'essa indirizzata a Eutimio, il quale nella sua domanda aveva richiamato il testo del Sl 21,7: Io sono un verme, e non un uomo. La risposta di Barsanufio delinea un efficace simbolismo dell'opera del la salvezza. Punto di partenza è un richiamo a Giob 40,25: "Puoi tu pescare il coccodrillo [ all'amo..?". Questo mostro è stato sconfitto da Cristo. Le immagini dell'acqua, dell'olio e del fuoco sono allusioni al sacramenti dell'Iniziazione Cristiana e in particola re Battesimo ed Eucaristia. Si aggiunge l'immagine della senape collegata al tema dell'umiltà: allude ad un antico metodo di caccia del coccodrillo, gettandogli negli occhi dell'argilla per accecarlo e, così, catturarlo più facilmente.
L'autenticità della fede è mostrata dalla conversione7
La nostra fede non è quella che noi diciamo e proclamiamo con le labbra. La nostra fede perfetta, piuttosto, è resa manifesta dalla guarigione. Se, dunque, hai creduto e sei stato guarito, allora cammina e non inciampare.
Sei stato guarito, non zoppicare. Sei stato guarito, non conservare più le macchie bianche della lebbra. Sei stato guarito, mostra che si è arrestato il tuo flusso di sangue (Cf. Lc 8,44).
Se così è per te, o uomo, tu stai per udire il Salvatore che dice alla tua purissima e bellissima anima: Tutta bella sei e non c'è difetto in te (Ct 4,7), e ancora l'Apostolo che dice: senza macchia, né ruga, o nulla di simile (Ef
5,27).
Ci è stata aperta la porta e ci è stata spiegata la via, ma consideriamo che stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita (Mt 7,14), e che attraverso molte afflizioni, dobbiamo giungere al regno dei cieli (At 14, 22).
Perseveriamo, allora, nell'esercizio della nostra fatica, poiché davvero le sofferenze del tempo presente non possono essere paragonate alla gloria che sarà manifestata
7
Il brano è ripreso dalla Lettera 59 e ripropone il tema del rapporto tra la fede e la guarigione interiore. Qui, tuttavia, san Barsanufio ne sottolinea la dimensione morale e ricorda che la fede autentica non è semplicemente quella che si dichiara con le labbra, ma quella che si mostra con la vita. Il comportamento retto, insomma, manifesta la rettitudine della fede.
in noi (Rm 8,18). E non è ingiusto Dio da dimenticare (Ebr 6,10) tali fatiche, se saremo perseveranti sino alla fine. È detto infatti che colui che avrà perseverato sino alla fine sarà salvato (Mt 10,22).
Il vero digiuno8
Il digiuno corporale non vale a nulla senza il digiuno spirituale. Infatti, non è ciò che entra nell'uomo senza voluttà che contamina l'uomo, ma ciò che esce da lui (Cf. Mc 7,15).
Non è da coloro che sono infermi nel corpo che Dio richiede esercizi ascetici, ma da quelli che sono sani e forti nel corpo. Condiscendi, dunque, un poco al tuo corpo, perché questo non è peccato. Dio non ti chiede dì digiunare, perché conosce la malattia che ti ha mandato. In tutto rendi grazie a lui (Cf. 1Ts 5, 18), poiché questo ringraziamento intercede presso Dio per l'impotenza del corpo. Spogliati dell'uomo vecchio con le sue passioni e rivesti l'uomo nuovo che è stato creato secondo Dio (Cf. Ef4,22-24).
Possa tu esultare di gioia nel Signore (Cf. Fil 4,5), esultando sempre con i suoi santi! Chi immaginerà, chi potrà investigare l'ineffabile gioia dei santi, l'esultanza inesprimibile, la luce incomparabile? E come, mentre essi sono ancora qui sulla terra, egli rivela loro i suoi mirabili gloriosi misteri, la gloria eterna e il riposo per loro, e rende estranea la loro mente da questo mondo e sempre vedono se stessi nel cielo con Cristo e gli angeli! Non li tormenta la fame, né la sete, né alcuna altra cosa di questa terra poiché sono stati liberati da tutte le colpe, passioni, peccati di questa vita. In altre parole, ciò che dice la Scrittura, dove è il loro tesoro, là è anche il loro cuore (Cf. Mt 6,21).
8Il discepolo cui è indirizzata la Lettera 77, da cui è tratto questo passo, aveva il nome di Andrea, un monaco alquanto scrupoloso e ammalato. Il tema della malattia, perciò, è dominante nel gruppo dì lettere (dal n. 72 al n. 123 dell'Epistolario) a lui indirizzate. A lui, che lamenta l'impossibilità di digiunare per la propria malferma salute, Barsanufio ricorda che il vero digiuno è quello spirituale, unito al rendimento di grazie e alla lode al Signore. Appare qui la regola della discrezione e della condiscendenza nella direzione spirituale: rigore, quando il comandamento viene da Dio; pazienza e longanimità, quando si tratta di regole ascetiche.
Superare lo scoraggiamento contemplando la passione di Gesù9
Fratello, che il nostro Dio, così buono verso gli uomini, non permetta al nemico odiatore del bene di seminare in te la sua tristezza e il suo scoraggiamento per condurti alla disperazione anche riguardo alle promesse che Iddio benedetto ha fatto a te, amato, per mezzo dello Spirito santo. Apra, invece, il tuo cuore a comprendere le Scritture, come aprì il cuore di Cleopa e del suo compagno (Cf. Lc 24, 32).
Per consolidare la tua fede pensa all'autore e perfezionatore della nostra salvezza (Cf. Eb 2,10), Gesù, che ci ha riscattato dalla maledizione che ci era stata comminata (Cf. Gai 3,13). Vedi come, giunto all'ora della croce, volendo mostrarci la via della sopportazione e della salvezza, diceva: Padre, se è possibile, passi da me questo calice; tuttavia non come voglio io ma come vuoi tu (Mt 26,39).
Fece questo per noi, lui che aveva sgridato Pietro quando gli aveva detto: Non sia mai, Signore, non ti accadrà questo (Mt 16,22). Era, infatti, pronto e deciso a patire. Per la nostra debolezza, però, egli pregò che gli fosse allontanato il calice, perché noi non ci scoraggiassimo, quando preghiamo e, per essere provati, non siamo immediatamente esauditi. Partecipiamo, dunque, meditandoli, ai patimenti del nostro Salvatore fatto uomo; patiamo insieme con lui le ingiurie, le ferite, l'umiliazione, il disprezzo degli sputi, l'oltraggio della veste, la coronazione di spine, l'amarezza dell'aceto, il dolore della trafittura dei chiodi, il colpo della lancia, l'acqua e il sangue. Prendi, così, sollievo dalle tue pene.
Egli non permetterà che la tua fatica sia vana (Cf. 1Cor 15,58). Ti lascia, però, sopportare un poco di fatica perché, vedendo in quel giorno i santi che portano i frutti della sopportazione delle tribolazioni e se ne vantano (Cf. Rm 5,3), non ti trovi escluso dall'avere parte con loro, ma sia invece compartecipe dei santi e di Gesù (Cf. 1Cor 9,23), con piena fiducia di fronte a Lui insieme con loro.
9Il monaco Andrea è nuovamente caduto in uno stato di scoraggiamento. In questo passaggio dalla Lettera 106 Barsanufio presenta a lui - ed a noi- l'esempio di sopportazione delle avversità che giunge, ad esempio da Abramo e da Giobbe, ma soprattutto di Gesù. Il testo diventa, a questo punto, un caldo invito a contemplare il Cristo sofferente sulla Croce.
Lode a Cristo, "fratello grande"10
Rendiamo ogni lode al Dio della gloria e inneggiamo a lui nei secoli. Amen. Poiché la gloria non conviene a noi, ma solo a Lui e al suo Figlio e al suo Spirito Santo. Iddio ha condotto la tua Carità verso la nostra debolezza perché potessimo, secondo Dio, prestarci un aiuto vicendevole e in noi si compisse la parola scritta, che dice: Un fratello aiutato dal fratello è come una città fortificata circondata di mura (Pr 18,19). Avvenga a tutti noi di essere aiutati dal nostro fratello grande, ossia da Gesù, poiché egli si compiacque di farci suoi fratelli; e lo siamo davvero e siamo chiamati beati dagli angeli. Noi abbiamo questo Fratello potente, per renderci potenti; forte, per farci spartire le spoglie del nemico (Cf. Lc 11,22); principe in guerra, per stritolare i nemici che lottano contro di noi; medico per curare le nostre malattie; principe della pace, per pacificare il nostro uomo interiore con quello esteriore soggetto a lui; nutritore, che ci nutre con cibo spirituale; vivente, per darci la vita; compassionevole, per avere compassione di noi; misericordioso, per avere misericordia di noi; re, per farci re; Dio per farci dèi. Sapendo che in lui sono tutte le cose, rivolgi a lui la tua preghiera. Poiché egli sa di che cosa hai bisogno, ancora prima che tu gliela chiedi (Cf. Mt 6,8) se tu non gli poni ostacolo, esaudirà le domande del tuo cuore (Cf. Si 36,4). A lui sempre eleva la tua lode, perché a lui con viene la gloria nei secoli dei secoli. Amen.10Nella corrispondenza con il monaco Andrea, cui appartiene anche questa Lettera 109, i temi dominanti sono l'accettazione della malattia, la costanza — in tale situazione —nel sopportare le difficoltà ad essa connesse e, infine, la presenza confortante del Signore Gesù. La lode al Signore ora è innalzata perché il vecchio monaco, per intercessione di Barsanufio, è stato liberato dalle tentazioni.Il discernimento dei pensieri11
Ascolta, figlio, il discernimento dei pensieri che hai chiesto. Quando il pensiero ti sospinge a fare qualcosa secondo la volontà di Cristo e trovi gioia nella cosa, ma avverti anche un'afflizione che vi si oppone, sappi che questo pensiero è da Dio e lotta per conservarlo, secondo la parola di Paolo: Riduco in schiavitù il mio corpo e lo macero, affinché, dopo avere predicato agli altri non sia io stesso riprovato (1Cor 9,27). E adempi la volontà di Dio. Se, invece, ti viene un pensiero naturale, consideralo con cura e troverai come discernerlo, poiché la divina Scrittura dice: Per questo l'uomo abbandonerà il padre e la madre e aderirà alla sua sposa, e i due saranno una carne sola (Gn 2,24). Sapendo dunque che è volontà di Dio che noi per la vita eterna abbandoniamo non solo ciò che viene dai demoni, ma anche le cose naturali, l'Apostolo disse che la carne non giova a nulla (Gv 6,63). Chi aderisce alla donna, è carne; ma chi aderisce al Signore, è spirito (1Cor 6,17). Perciò quelli che vogliono essere spirituali, devono rigettare la carne, poiché non giova ed è dannosa e ciò che è dannoso è da rigettare. Ma per quelli che vogliono vivere piamente nel mondo l'Apostolo ha proclamato che le nozze sono in onore (Ebr 13,4). Quanto, infine, ai pensieri che provengono dai demoni, essi sono anzitutto tempestosi e mescolati a tristezza; trascinano indietro segretamente e sottilmente. I demoni si vestono di pelli di pecore - insinuano cioè pensieri di giustizia - ma di dentro sono lupi rapaci (Mt 7,15). Mediante apparenze buone, mentre sono nocivi, rapiscono e seducono il cuore dei semplici (Rm 16,18). Se, dunque, nell'ascoltare, o pensare, o vedere qualcosa il tuo cuore è alquanto turbato, questo viene dai demoni.
11Si riporta la prima parte della Lettera 124, indirizzata al monaco Teodoro il quale ha domandato a Barsanufio come potere disti guere i pensieri che provengono da Dio e quelli che vengono dal demonio. Nella sua risposta Barsanufio distingue tre tipi di pensieri: quelli che vengono da Dio, quelli che appartengono alla natura e quelli che provengono dai demoni. Questi ultimi sono caratterizzati dalla loro carica dissolvitrice e perturbatrice.Abbandonare tutto per amore di Cristo12
Poiché a proposito del serpente è stato scritto che è il più astuto (Gn 3,1), sorveglia sempre la sua testa (Cf. Gn 3,15), sicché non trovi in te un'apertura e con essa una abitazione e infine operi in te la devastazione. Se, dunque, tu desideri divenire spirituale, deponi le opere della carne, perché ciò che uno rinnega deve anche rigettarlo.
Ascolta il Signore stesso che dice: Se, qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua (Mt 16,14). Come l'uomo rinnega se stesso se non lasciando le proprie volontà naturali e seguendo lui? Per questo parla specialmente delle volontà naturali e non, invece, di quelle contro natura, perché se uno lascia quelle contro natura, non ha lasciato niente delle cose sue per amore di Dio. Quelle cose, infatti, non sono nemmeno sue. Chi, però, ha lasciato le sue volontà naturali, questi grida sempre insieme al santo apostolo Pietro: Ecco, ... abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito, che cosa dunque avremo? (Mt 19,27). E tu ascolta quella voce beata e ricevi la promessa certa della vita futura.
Di cosa, dunque, Pietro, che non era ricco, poteva vantarsi d'avere lasciato se non le sue naturali e umane aspirazioni? Se l'uomo non muore alla carne, non può risuscitare e vivere dello Spirito. Accogli, perciò, le cose che ti sono state scritte in sintesi, con la fiducia che, sudando, progredirai in esse, poiché Dio, che dona a tutti, ti concederà di essere sempre coi suoi santi per compiere con loro la liturgia, gioire e coereditare i suoi beni, in Cristo Gesù nostro Signore, al quale, così come al Padre, è la gloria, l'onore e il dominio insieme con lo Spirito santissimo e vivificante, ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.12Il brano è la sezione conclusiva della Lettera 124, indirizzata al monaco Teodoro e di cui è stata appena riportata la prima parte, relativa al discernimento dei pensieri. Sono presenti i temi della vigilanza contro gli assalti del Tentatore, delle esigenze nella sequela di Cristo e dell'attesa del premio eterno.
Invito alla perseveranza nel servizio di Dio13
Io gioisco nel Signore e gioisce in me il Signore quando i miei figli mi rivolgono richieste buone, cioè sulla salvezza dell'anima e la vita eterna. Esulti, dunque, anche il tuo spirito, fratello, perché ti ho fatto soldato di un eccellente esercito.
Vedi, dunque, di acquistare vesti splendenti secondo la dignità della milizia, per non decadere da essa e un cuore sapiente e umile, un volto imperturbabile, alieno da ogni moto d'ira e turbamento. Questo luogo, infatti, ha bisogno di tali servi, lontani dalle passioni e rivestiti degli abiti di nozze, perché non siano gettati fuori con grande vergogna.
Ecco, sei stato ingaggiato nella milizia, non respingerla. Dipende da te! Io ti ho introdotto: tu non uscire. Ti ho separato da quelli che stanno alla sinistra, non mescolarti a loro; ti ho benedetto, non cercare la maledizione. Quando uno si sforza di rendere la sinistra come la destra e di fare dell'uomo vecchio un uomo nuovo per accogliere il santo e adorabile Spirito, allora lo Spirito lo prende e gli insegna tutto e lo guida e lo introduce nei tabernacoli dove entrano in pochi, per la loro umiltà, obbedienza, mitezza e sopportazione. Dunque, non essere pigro, ma lavora: non per il cibo che perisce, ma per quello che rimane per la vita eterna (Gv 6,27), in Cristo Gesù nostro Signore. In lui sii forte sempre.
13La Lettera 195, qui ripresa, appartiene ad un gruppo di lettere scritte in risposta diverse questioni rivoltegli da un monaco che conduceva vita solitaria. La perseveranza nel rimanere nella milizia del Signore non è solo uno sforzo ascetico, ma anche una docile accoglienza dello Spirito, che insegna la verità e guida verso la beatitudine.La guida dello Spirito per progredire nella vita spirituale14
Dio ci ha dato di camminare agevolmente nella via dei suoi voleri, che conduce alla vita eterna. Ora, ti dico qual è e come noi possiamo intraprenderla, per ottenere così i beni eterni.
Poiché il nostro Signore Gesù Cristo ha detto: Chiedete e vi sarò dato, cercate e troverete, bussate e vi sarò aperto (Mt 7,7) supplica questo stesso buon Dio di mandarci lo Spirito Santo, il Paraclito. Quando egli viene ci insegna ogni cosa e ci rivela tutti i misteri. Cerca di farti guidare da lui. Egli non lascia né errore, né agitazione nel cuore; non lascia né accidia, né sonnolenza nella mente; illumina gli occhi, rafforza il cuore, innalza lo spirito.
Aderisci a lui, credi in lui, amalo. Poiché rende saggi gli stolti, dà dolcezza alla mente, procura forza, insegna ed elargisce modestia, gioia e giustizia, longanimità e mitezza, amore e pace. Poiché, dunque, hai la solida roccia, non perderti d'animo, poiché né venti né piogge né fiumi potranno abbattere l'edificio costruito su di essa (Cf. Mt 7,24-25).
Hai il grande Pilota, che comanda ai venti e al mare e si quietano e la nave è preservata dal naufragio (Cf. Mt 8,26). Hai il buon Maestro, che ti insegna a dimenticare le cose che sono dietro e a protenderti verso quelle davanti (Cf. Fu 3,13). Ecco un tesoro che non si può de predare, ecco una torre che non si può abbattere. Prega, dunque, sempre intensamente perché venga a noi la grazia dello Spirito.
Ripieni di essa i padri hanno aderito a lui con perfetto amore gridando: Chi ci separerò dall'amore di Cristo? (Rm 8,35). E dissero: Nulla. Amiamo, dunque, per essere amati. Accostiamoci con tutto il cuore, per essere accolti. Umiliamoci profondamente, perché egli ci innalzi (Cf. Mt 23,12). Piangiamo, al fine di ridere (Cf. Lc 6,21). Rattristiamoci, per essere rallegrati. Facciamo lutto, per essere consolati (Cf. Mt 5,5).
Supplichiamo che venga a noi lo Spirito, perché ci guidi alla verità tutta intera (Cf. Gv 16,13). Non mente, infatti, colui che dice: Chiedete e riceverete (Gv 16,24). A lui la gloria nei secoli. Amen.
14Il brano è tratto dalla Lettera 196, che da sola costituisce un piccolo trattato di vita secondo lo Spirito. Progredire nella vita spirituale vuol dire lasciarsi guidare dallo Spirito e dal Signore Gesù, il grande Pilota e il buon Maestro. Eppure, prosegue Barsanufio, "non posso pervenire a tutto questo se non vinco l'ira, non soffoco l'animosità e non acquisto uno stato di tranquillità, nel quale riposa ciò che è divino". Da qui l'invito: "lasciamo l'astuzia e prendiamo la semplicità; scaviamo in profondità e piantiamo nel nostro campo una vigna fruttifera, da vendemmiare, per fare un vino di letizia che ci inebrierà e ci farà dimenticare le tribolazioni e i dolori che ci trattengono a rovina dell'anima".
Come abbandonare l'uomo vecchio15
Gesù è medico delle anime e dei corpi. Se tu hai una ferita, io ti conduco da lui e lo supplico di guarirti, se anche tu lo vuoi. Il Nostro Signore Figlio di Dio è datore di tutti i doni buoni e io gli domando di non solo di esaudire le tue richieste, ma anche di accordarti molto più di ciò che chiedi e pensi.
Gesù è Figlio di Dio, Luce e Potenza, incarnato dalla santa Vergine Maria. Egli apparve sulla terra e si è intrattenuto con gli uomini (Bar 3,38) e offrì se stesso come vittima vivente gradita a Dio, nostro Padre, per fare di noi il suo popolo d'acquisizione, zelante di buone opere (Tt 2,14), sacerdozio regale, nazione santa (1Pt 2,9). Lui che ha sopportato queste cose per noi, ci ha lasciato un esempio di sopportazione e gioisce quando gli chiediamo qualcosa.
Io gli domando di illuminare il tuo cuore: unisci la tua fatica e suda anche tu con me. Dice, infatti, il Figlio di Dio: Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi darò riposo (Mt 11,28). Mi accosto dunque a lui per te con molta audacia, ma se non ti avvicini anche tu, è una grande vergogna. Gesù non scaccia nessuno. Difatti persino all'undicesima ora ha ingaggiato operai per la sua vigna (Cf. Mt 20,6). Aderisci a lui a lui e mettici un p0' di fatica, per ricevere la mercede uguale per tutti.
Il Figlio di Dio è divenuto uomo per te, diventa anche tu per lui Dio. Egli, infatti, ogni volta vuole ciò che vuoi anche tu. Io prego che anche tu sia liberato dall'uomo vecchio, ma anche tu entra in questo nuova dimensione. Il Figlio di Dio ti ha dato una mente; donala anche tu a lui per il cielo, cercando le cose dell'alto, pensando alle cose dell'alto, dove anch'egli si trova, alla destra di Dio (Cf. Col 3,1-2), dove io intercedo perché tu giunga, con tutti quelli che amano il suo nome (Sl 68,37). In questo modo, infatti, si è liberati dall'uomo vecchio.
15I passaggi contenuti in questo brano sono tratti dalla Lettera 199. Barsanufio parla con autorità e scrive al suo interlocutore: "Applica il tuo cuore a custodire le parole divine che ti vengono dette non da un uomo, ma dallo Spirito Santo". Egli assicura la sua preghiera di intercessione, ma chiarisce che per "uscire dall'uomo vecchio" l'uomo deve corrispondere col suo impegno alla grazia divina: Gesù guarisce, se anche tu lo vuoi!
L'edificio spirituale16
Se vuoi costruire la tua casa, dapprima prepara il materiale e tutto l'occorrente. Spetta poi all'operaio venire e costruire. L'occorrente per la costruzione di un tale edificio consiste in fede salda per costruire le mura, finestre di legno luminose perché lascino entrare la luce del sole per illuminare la casa, in modo che in essa non sia trovata tenebra alcuna: queste finestre di legno sono i cinque sensi spirituali, rafforzati con la croce preziosa del Cristo, che introduce la luce del sole spirituale di giustizia (Cf. Ml 4,2) e non permette che appaia nella casa alcuna tenebra, intendo del nemico e odiatore del bene.
Poi ti occorre un tetto che ripari la casa, affinché di giorno non ti bruci il sole né la luna di notte (Si 120,6). Il tetto significa l'amore verso Dio, che non viene mai meno (1Cor 13,8) e protegge la casa e non lascia che il sole tramonti sulla nostra ira (Cf. Ef4,26), affinché non lo troviamo nel giorno del giudizio come nostro accusatore che ci brucia nel fuoco della geenna; e non troviamo la luna ad attestare la rilassatezza e l'indolenza delle nostre notti.
Questa casa deve poi avere una porta, che introduce e custodisce chi vi abita dentro. Quando dico porta tu, fratello pensa come porta spirituale al Figlio di Dio, che dice: Io sono la porta (Gv 14,23).
Se hai preparato così la tua casa, in modo che non vi sia nulla di ciò che è odiato da lui, ecco che il Signore viene col Padre benedetto e con lo Spirito Santo e fa dimora presso di te (Cf. Gv 14,23) e ti insegna cos'è la quiete e illumina il tuo cuore di gioia ineffabile.
16Secondo una comparazione conosciuta pure da Origene, dagli altri Padri del deserto e da Evagrio, l'hesichia è paragonata alla costruzione di una casa. L'hesichia (letteralmente: quiete, pace) è quella condizione in cui l'anima riposa nella quiete perfetta dell'unione profonda con Dio. Barsanufio è un esicasta, ossia un monaco che avendo raggiunto un certo grado di perfezione vive una vita di solitudine nella ricerca della hesichia. Barsanufio, anzi, vive da recluso, cioè non vedeva e non si faceva vedere da nessuno al punto da fare pensare a qualcuno che la sua presenza fosse una mistificazione dell'abate Sérido. Per fugare tali dubbi Barsanufio "chiamati il fratello e quanti si trovavano in quel luogo, lavò a tutti i piedi" (Lettera 125). Il brano qui riprodotto è ricavato dalla Lettera 208.
Insegnamenti per condurre una vita virtuosa17
IL nostro Dio Gesù Cristo illumini gli occhi del tuo cuore, figlio carissimo e diletto, perché risplenda in essi la luce della santa, sovrana, eterna, consustanziale e vivificante Trinità e tu sia guidato a comprendere i suoi santi misteri e a gioire eternamente: ad uscire dall'Egitto, a dividere il mare con una verga; a sfuggire alle mani del barbaro Faraone (Cf. Es 14,16-28); a celebrare una festa a Dio sacrificando e mangiando in santità la Pasqua, arrossando le tue labbra del suo sangue santo e prezioso, coi fianchi cinti e tenendo stretto il bastone con mani pure, portando ai piedi sandali con cui non inciampi (Cf.Es 12,11).
Che tu sia nutrito con la manna dal cielo per il ministero delle nubi, non si logori la tua veste (Cf. Deut 8,3- 4) e non cresca la capigliatura del tuo capo. Sia purificato il tuo cuore per ricevere la legge del Signore e frantumerai di mezzo al tuo popolo il vitello di metallo fuso (Cf. Es 32,20). Possa la terra inghiottire i nemici che si oppongono a te. E tu dominerai i re degli Amorrei, e Dio cancellerà le sette nazioni dalla tua vista ed erediterai la loro terra in eterno (Cf. Deut 7,1-2). Tu passerai il Giordano in virtù di un prodigio divino (Cf. Deut 11,31) ti impadronirai della città delle palme (Cf. Deut 34,3). Seminerai e pianterai, mangerai e sarai saziato e glorificherai Dio che ti ha dato tutto questo. Uscirai dalla tua vecchiezza trovando la novità. Crederai in Cristo per essere con lui crocifisso e morire per lui, per essere sepolto e risuscitare gloriosamente con lui, per avere l'onore di essere assunto con lui e per vivere eternamente con lui.
17Il testo riporta gran parte della Lettera 209 con la quale Barsanufio risponde ad una richiesta di ammaestramento su come condurre una vita virtuosa. Si tratta di lasciare l'uomo vecchio per rivestirsi dell'uomo nuovo, secondo quanto si legge in Ef 4,22-24. La lettera indica un itinerario di conversione descritto secondo lo schema del l'Esodo la cui meta, in analogia con l'ingresso nella terra promessa, è la partecipazione alla morte e alla glorificazione del Signore. Il cuore purificato riceve la legge del Signore. Non si trascuri di notare il simbolismo dei temi eucaristici.
Come discernere la concupiscenza e superare la tentazione18
Fratello, nessuno può essere guarito dalle passioni e piacere a Dio senza la fatica del cuore e senza la contrizione.
Quando uno è tentato dalla propria concupiscenza, ciò accade perché si è trascurato e perché ha lasciato adagiarsi il suo cuore sulle azioni di un tempo. È lui stesso, allora, che attira su di sé l'impulso della propria concupiscenza. Accade così che la mente accecata comincia, a poco a poco e senza accorgersene, a cercare e a familiarizzare con la persona verso cui lo spinge la concupiscenza. Si procura, dunque, pretesti per parlare con lei e per starle vicino e cerca tutte le strade per soddisfare il suo desiderio. Lasciare a briglie sciolte il pensiero in queste cose significa, di fatto, aumentare la lotta sino alla caduta, se non del corpo almeno dello spirito mediante l'assenso e si diventa simili ad un uomo che attizza il fuoco nel suo bosco.
L'uomo vigilante e assennato, invece, che vuole essere salvato, vedendo da dove gli sopraggiunge il danno, si custodisce con gran cura dal pensiero malvagio per non attardarsi nelle stesse passioni; evita uno sguardo, un incontro, qualsiasi pretesto, temendo di accendere il fuoco in sé. Ecco la lotta che nasce dalla propria concupiscenza, cioè da una scelta libera.
La lotta, poi, che viene dal diavolo si presenta in questo modo: il cuore di colui che vuole essere salvato si mostra timoroso di accogliere la semenza (Cf. Mt 13,28) del nemico e perciò con vigilanza custodisce se stesso da qualunque cattivo pensiero per non essere trascinato dalle passioni; e si custodisce pure da qualsiasi sguardo, incontro e pretesto. Se poi ci fosse la necessità di trattare un affare con quella persona verso cui lo spinge la concupiscenza, egli sa bene che è meglio trascurare l'affare piuttosto che perdere l'anima.
Vigila, dunque, fratello! Sei mortale e di breve tempo (Cf. Sap 9,5). Non volere, per un breve tempo, perdere la vita eterna.
18 Il monaco Doroteo è fortemente combattuto dalla tentazione della lussuria e domanda come discernere se tale tentazione viene dalla propria concupiscenza, oppure è una tentazione del demonio. Barsanufio gli risponde con la lunga Lettera 256, da cui è ricavato questo passo. Vi si trova una sapiente indicazione per il discernimento, che può ricondursi alla classica indicazione spirituale di evitare con diligenza le occasioni prossime di peccato. Nel cammino spirituale non possono mancare la fatica del cuore e la contrizione.
Condizioni per il cammino ascetico e il progresso spirituale19
Non lasciare cadere a terra lo strumento senza il quale non si lavora la terra che porta frutto. Questo strumento è l'umiltà, che è operata dal grande Iddio (Cf. Tt 2,13), per mezzo della quale viene sradicata tutta la zizzania dal campo del padrone (Cf. Mt 13,30) e procura la grazia a coloro che si esercitano in essa. L'umiltà non getta a terra, ma rialza dalla caduta coloro che la possiedono.
Non ti distrarre nelle inutili e superficiali relazioni con altri, perché esse non ti permettono di progredire secondo Dio. Se terrai sotto controllo con molta energia e attenzione i tuoi sensi, ossia la vista, l'udito, il gusto, l'odorato e il tatto progredirai con la grazia di Cristo, poiché senza tormenti non si diventa martiri. Anche il Signore ha detto: Con la vostra pazienza acquistate le anime vostre (Lc 21,19).
Non giudicare nessuno; non disprezzare e non scandalizzare nessuno; non imputare a nessuno quello che tu ignori. Tutto ciò è perdizione per l'anima. Vigila su te stesso e attendi la morte che viene. Corri verso Cristo per afferrarlo (Cf. 1Cor 9,24; Fu 3,12). Se vuoi essere salvato, rendi agili i tuoi piedi. Se vuoi progredire, lavora. Brama di essere nel regno dei cieli e non nella geenna del fuoco (Cf. Mt 5,22).
Brama di sentirti dire: Venite, benedetti del Padre mio (Mt 25,34) e bene servo buono e fedele (Mt 25,21) e non, invece, di udire: Vattene lontano da me, maledetto servo, malvagio e pigro (Mt 25,26.41). Del Signore è la gloria nei secoli. Amen.
19Anche questo brano è ripreso dalla Lettera 256 indirizzata a Doroteo, il discepolo che Barsanufio guida nei primi passi della vita monastica. Sono in primo piano i temi dell'umiltà, che è la base del cammino spirituale, e della vigilanza sui propri sensi. Non manca il richiamo alla considerazione della morte e della vita eterna. Conclude l'invito paolino a correre verso Cristo.
Incoraggiamento a progredire nella vita spirituale20
Beato sei tu, fratello, se hai piena consapevolezza dei tuoi peccati, poiché chi se ne rende conto certamente li ha in abominio e se ne tiene lontano. È, infatti, parte della conversione avere la consapevolezza delle proprie colpe e chiedere aiuto ai padri per essere, anche per le loro preghiere a Dio, liberati dai peccati e dai castighi che attendono il peccatore.
Noi dunque preghiamo, Tu, però, compi tutto il possibile per acquistare umiltà e sottomissione. Non far prevalere in nulla la tua volontà, poiché questo genera l'ira. Non giudicare, né disprezzare nessuno perché questo offusca il cuore e acceca la mente e da qui viene la negligenza e nasce la durezza del cuore (Cf. Mt 19,8). Sii, invece, vigile nella meditazione incessante della legge divina, che riscalda il cuore con il fuoco celeste. Si dice infatti: Nella mia meditazione divamperò un fuoco (Si 38,4).
Non lasciarti rattristare, fratello, poiché la tua chiamata è da Dio. Non rilassarti, né lasciarti andare perché Dio non pretende da te nulla che sia al di sopra delle tue forze (Cf. 1Cor 10,13), ma domanda secondo quello che puoi. Custodisci la tua bocca dalle parole inutili e vane e dal meditare nel tuo cuore cattivi propositi. Getta le tue forze (Cf. Sl 54, 23; IPt 5,7) davanti a Dio insieme alla preghiera dei santi, dicendo: Abbi pietà di me peccatore (Lc 18,3). Ed egli avrà pietà di te, ti custodirà e ti proteggerà da ogni male perché tu giunga dalle tenebre alla sua luce vera (Cf. Col 1,13), dall'errore alla verità, dalla morte alla vita (Cf. 1 Gv 3,14), in Cristo Gesù Signore nostro, al quale è la gloria nei secoli. Amen.
20La Lettera 498 è scritta ad un antico soldato che ha scoperto la bellezza della vita monastica. Barsanufio lo incoraggia e lo conforta nei primi passi del suo cammino, lo incoraggia a perseverare nella sua scelta, gli assicura la sua preghiera ma lo invita a fare anch'egli la sua parte. In questa lettera, che contiene temi ricorrenti della spiritualità di Barsanufio, appare anche quella notissima espressione, che alla base della Preghiera di Gesù: "abbi pietà di me peccatore".
BEATITUDINI" DI SAN BARSANOFIO
Non lasciate la luce per cercare le tenebre, né lasciate la dolcezza dei miele per prendere l'amarezza dei serpente, ma siate svegli, vigilanti, celeri e pronti. Destatevi dal sonno e considerate la grazia che avete ricevuto di essere suoi figli e coeredi:
• beata l'anima che ha gustato queste cose;
• beata l'anima che è stata illuminata per comprenderle;
• beata l'anima che è stata ferita da un tale amore;
• beata l'anima che si è innamorata di queste cose;
• beata l'anima che le medita;
e beata l'anima che vi aderisce;
• beata l'anima che ne è degna;
• beata l'anima che ripone in esse la sua fiducia.
• Beata l'anima che in tutte queste cose è resa perfetta, perché l'attendono la gioia, l'esultanza e la ricompensa nel regno dei cieli, nella luce eterna, alla presenza degli angeli, degli arcangeli e di tutte le potenze celesti, per la gloria del Figlio benedetto e dello Spirito benedetto e santo. Amen.
dalla Lettera 187
DETTI DI SAN BARSANUFIO
Sii pronto a ringraziare Dio per ogni cosa, tenendo presente la parola dell'Apostolo: ringrazia per ogni cosa (lTs 5,18).
dalla Lettera 2
Se sei assalito da tribolazioni, o patisci penuria e persecuzione, o se devi sopportare pene fisiche o infermità, ringrazia Dio per tutto ciò che ti accade poiché noi dobbiamo entrare nel Regno di Dio attraverso molto patire (At 14,22). Se non sopporti sofferenze, non sarai in grado di salire sulla croce e coglierne i frutti di salvezza.
dalla Lettera 2
Fino a quando la nave è in mare, è esposta ai pericoli e agli assalti del vento. Quando però raggiunge un calmo e pacifico porto, non teme più i pericoli, le tribolazioni e gli assalti del vento, ma è sicura. E così anche per te: mentre te ne stai tra gli uomini, aspettati tribolazioni, rischi e urti alla sensibilità. Ma se raggiungi il porto del silenzio, per te preparato, non avrai più paura.
dalla Lettera 8
Se l'uomo non diventa come una briciola di pane, non può abitare con gli uomini.
dalla Lettera 26
Non forzare la scelta, ma semina con speranza
dalla Lettera 35
Quando stai sul punto di parlare di Dio, o di fare della teologia, sappi che il silenzio è più ammirevole e apprezzabile di quella parola
dalla Lettera 36
Premi il latte e ne verrà burro, ma se stringi troppo la mano al capezzolo ne viene sangue. Se uno vuol piegare un albero o una vite lo piega gradualmente e quello non si spezza. Ma se tu tiri con violenza, si spezza subito
dalla Lettera 25
Chi porta il peso del suo fratello secondo il timore di Dio, su di lui riposa lo Spirito di Dio
dalla Lettera 489
Riguardo al fratello che è con te, portalo secondo le tue forze, poiché chi sta bene deve portare chi è infermo finché Dio non operi ciò che è vantaggioso per lui
dalla Lettera 209
Dio non rigetta nessuno, ma chiama tutti a penitenza. Chi si accosta a lui deve dunque farlo con tutto il cuore:
egli semina nella speranza di mietere. E deve aspettarsi la tentazione fino all'ultimo respiro
dalla Lettera 492
Se alcuni pensieri ti turbano, dì loro: Io non so chi voi siate. Dio, che vi conosce, non lascerà che voi mi inganniate. Getta così davanti a Dio la tua impotenza e digli: Signore, sono nelle tue mani, aiutami e strappami dalle loro mani. Se, poi, il pensiero persiste a combatterti, dillo al tuo abate e con l'aiuto di Dio ti guarirà.
dalla Lettera 215
Acquista umiltà, ubbidienza, carità, fede, speranza ed io prendo davanti a Dio, amico degli uomini (filantropo), la difesa dei tuoi peccati. Sappi, però, che se tu non ti umili non obbedisci; se non ubbidisci, non ami; se non ami, né credi, né speri.
dalla Lettera 231
BENEDIZIONI E INTERCESSIONI
PREGHIERE - Continua...

 

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